I dialoghi di Cammino Libero

Luca Giunti – Guardiaparco, naturalista

Luca Giunti è un grande esperto di lupi.
In questo dialogo tocchiamo gli aspetti peculiari riguardanti questo animale selvatico, frutto di un’esperienza accumulata in molti anni in cui ha studiato i suoi spostamenti e comportamenti.
Come un antropologo, Luca Giunti osserva e studia anche le reazioni di noi umani di fronte alla sua ricomparsa.
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Luca Giunti è naturalista e guardiaparco presso le aree protette delle Alpi Cozie di Torino. Partecipa a progetti Life dell’Unione europea ed è autore di articoli divulgativi e scientifici. Ha pubblicato il volume fotografico Con gli occhi del cuore (Edizioni del Graffio, 2009).
Con Luca Mercalli ha curato il saggio Tav no Tav. Le ragioni di una scelta (Scienza Express, 2015).
Ha scritto il capitolo “Saggezza della natura e cattivi pensieri” per l’ebook Dopo il virus. Cambiare davvero (Edizioni Gruppo Abele, 2020).
Ha partecipato al film di Gabriele Salvatores Fuori era primavera. Viaggio nell’Italia del lockdown.
L’ultima sua pubblicazione è Le conseguenze del ritorno – Storie, ricerche, pericoli e immaginario del lupo in Italia (Edizioni Alegre, 2021).

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Luca, per iniziare il nostro dialogo ci potresti ricordare quali sono i compiti di un guardiaparco e se e come è cambiata nel tempo questa professione?
La mia attività di guardiaparco è iniziata il 1° agosto 1987 nel Parco Orsiera-Rocciavrè, sono uno dei guardiaparco più anziani in servizio nella Regione Piemonte.
Il ruolo di guardiaparco non è cambiato tantissimo nel corso del tempo. Dalle leggi istitutive dei parchi e dal mansionario del guardiaparco si desume che i compiti sono sostanzialmente tre;
– tutela e vigilanza
– monitoraggio, ricerca e censimenti
– divulgazione attraverso conferenze, depliant, video…tutto ciò che può servire per mettere a disposizione del pubblico i risultati dei primi due compiti
L’argomento principe della nostra intervista, viste le tue competenze ed esperienze, è ovviamente il lupo. La prima domanda è abbastanza scontata: quanti lupi ci sono oggi in Italia e come sono distribuiti sul territorio nazionale? Quanti ne troviamo indicativamente nelle nostre valli?
Oggi conosciamo il numero dei lupi con una buona approssimazione, anche grazie ai monitoraggi standardizzati e ripetuti fatti dalla Regione Piemonte.
A livello nazionale nell’inverno 2020-21 è stato effettuato un monitoraggio coordinato da ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) con l’apporto di più di 3.000 operatori.
Il risultato è stato una stima di 3.300 lupi distribuiti sul territorio nazionale. Passati alcuni anni possiamo ragionevolmente affermare che il numero complessivo di lupi si aggira sulle 4.000 unità. Di queste un migliaio sono nel Nord Italia, il 70% distribuiti nel Nord-Ovest inteso come territorio delle Alpi e una fetta della pianura piemontese ma anche una porzione dell’Appennino Ligure che si affaccia sul Piemonte, un pezzo delle montagne francesi e un pezzo di quelle svizzere. Nella provincia di Torino, considerando il numero dei branchi, ci attestiamo sui 180-200 lupi.
Da molto tempo tutta la montagna del Piemonte è ben popolata dai lupi, la possiamo considerare ormai satura. I nuovi giovani lupi  tornano ad occupare le aree di prima collina e di pianura.
E’ un fenomeno che riguarda tutto il territorio nazionale, abbiamo alcuni nuclei di lupi dentro il raccordo anulare di Roma, lupi sulla collina intorno a Firenze, una coppia stabile sotto la Basilica di Superga.
E’ importante sottolineare che i lupi sono animali ubiquitari e questo ce lo dimostra la storia, in qualsiasi comune della pianura italiana c’è un toponimo che parla del lupo.
Il numero dei lupi è destinato sempre a crescere nel tempo?
La popolazione di lupi non riuscirà ad espandersi molto più di oggi, ragionevolmente possiamo pensare che arrivino complessivamente a un ordine di grandezza di 5-6 mila lupi, non ci sarà nè più spazio nè ci saranno più prede da mangiare di quante disponibili attualmente.
Inoltre tutti i predatori hanno dei meccanismi di limitazione delle nascite. I lupi hanno un alto tasso di mortalità infantile, il 50% dei nuovi nati non arriva all’età della riproduzione, complessivamente il 70% non riesce a riprodursi.

Quali sono i motivi che hanno favorito la crescita del numero dei lupi negli ultimi decenni?
Sostanzialmente le ragioni sono tre, guardacaso sono le stesse ragioni (con il segno capovolto) per le quali tra fine ottocento e inizio novecento il lupo è stato sterminato.
A partire dalla seconda guerra mondiale abbiamo abbandonato i territori e quindi progressivamente è tornato il bosco, l’habitat del lupo.
Oggi abbiamo il 30% in più della copertura boschiva rispetto alla situazione degli anni ’50.
Il secondo motivo è legato al ritorno delle prede, fenomeno a cui ha contribuito anche l’uomo con i ripopolamenti e reintroduzioni soprattutto di ungulati.
L’ultima ragione risale agli inizi degli anni ’70 quando si è stabilito che il lupo e un altro gruppo di animali non sono più animali nocivi ma bensì animali protetti. Da quel momento abbiamo smesso di ucciderlo direttamente.
In realtà stanno tornando una miriade di animali tra cui gli avvoltoi e molti ungulati. Oggi abbiamo in Italia più camosci, più cervi, più cinghiali di quanti ne abbiamo mai avuti nel passato.
Perchè il lupo è un animale protetto?
Innanzitutto è necessario chiarire che i lupi non sono l’unica specie protetta in base alla legge n. 157 del 1992. Ci sono altre specie che godono di protezione assoluta, gli orsi, le martore, le lontre, le linci etc…
I lupi e altre specie sono protetti perchè sono predatori in cima alle piramidi alimentari cioè sono soggetti indispensabili che tengono in equilibrio i gradini sottostanti.
I lupi sono, nonostante tutto, anche indicatori di ecosistemi integri.
Quali sono i reali problemi e quali cambiamenti comporta la presenza del lupo per le attività agro pastorali?
Il tema del lupo è scomodo perchè mette in crisi le nostre convinzioni, il nostro modo di stare in montagna e ci costringe a cambiare le nostre abitudini.
Il lupo certamente mangia le pecore difese male obbligandoci però a prendere consapevolezza di carenze e problemi che esistevano già prima del suo ritorno.
Il lupo è come il vaso di Pandora. Non è la causa di tutti i mali con cui si accompagna, svela problemi occultati dei quali si prende tutte le colpe.
Oggi il pastore è obbligato a sorvegliare le pecore a differenza di quanto accadeva alcuni decenni fa. Diventa necessario l’utilizzo dei cani da difesa e magari anche dei recinti elettrificati.
Tutti costi aggiuntivi, solo in parte coperti dai contributi dei progetti europei che intervengono sull’esigenza di garantire la coesistenza tra lupo e pastore.
Parlando con i pastori scopriamo che ci sono altri problemi irrisolti, l’aumento degli affitti dei pascoli, la difficoltà a vendere la lana della tosatura delle pecore perchè le aziende tessili la comprano all’estero e il pastore è costretto a smaltirla come rifiuto speciale con i costi correlati (oltre il danno la beffa…), la minor richiesta di carne da parte dei consumatori.
Senza considerare le difficoltà di un lavoro duro in alpeggi difficili da raggiungere, che ti costringe a vivere mesi in vecchie roulotte o case fatiscenti.
Il lupo è la goccia che fa traboccare il vaso, nella classifica degli aspetti sopracitati non è sicuramente al primo posto.
La denuncia di questi problemi purtroppo non solleva interesse dal punto di vista mediatico mentre l’articolo e le foto di qualche animale dilaniato dal lupo attira e riempie le prime pagine.
Il significato del mio lavoro è divulgare questa situazione e sottolineare l’esigenza di non puntare il dito solo contro il lupo dimenticando la serie di questioni da affrontare.
La provocazione verso i turisti e gli escursionisti potrebbe essere: siete disposti a pagare il formaggio del pastore 2 euro in più al kg per ricompensare il suo lavoro nonostante la presenza del lupo?
In questo modo si potrebbe iniziare ad aumentare la consapevolezza e il rispetto dei cittadini per il lavoro e le attività agro pastorali.
Da un punto di vista generale…non ci sono in realtà soluzioni applicabili trasversalmente a tutti, occorre lavorare azienda per azienda, costruire un rapporto con gli allevatori che in alcuni casi può essere legittimamente conflittuale ma che può contribuire a trovare i canali corretti per rappresentare i problemi e portarli all’attenzione dei livelli opportuni.

E veniamo alla domanda da un milione di dollari: il lupo è pericoloso per l’uomo?
In condizioni naturali la risposta è no! Il lupo non è pericoloso nè per gli umani nè per i cani.
Il lupo ha tre ragioni per non aggredirmi. La prima è che ha paura degli umani, gli abbiamo fatto di tutto nel corso dei secoli.
La seconda ragione è che noi non siamo le sue prede, il lupo non va a caccia di bambini ma di caprioli o di cinghiali.
La terza ragione è forse più difficile da comprendere ed è legata al fatto che oggi i nostri lupi non hanno fame, non hanno mai avuto così tante prede a disposizione rispetto agli ultimi secoli.
In condizioni naturali posso stare tranquillo, anche se incontro un lupo in montagna ed entro in un territorio difeso e gestito da una famiglia di lupi.
I lupi diventano pericolosi quando le condizioni non sono più naturali. Situazioni su cui dobbiamo fare molta attenzione e dobbiamo cambiare abitudini.
Mi riferisco a tutte le circostanze in cui i lupi vengono attirati verso gli esseri umani. Discariche, piccoli abbandoni di rifiuti organici che magari un tempo smaltivo senza colpe in fondo al mio cortile. Fino a ieri non c’erano problemi, torna il lupo…non si può fare.
I lupi sono animali intelligenti e abitudinari, occorre evitare queste occasioni di incontro in cui rischiamo di non capire i reciproci sentimenti.
Un’altra possibilità che si è già verificata e che abbiamo già sanzionato deriva da una serie di disgraziati che, vogliosi di fare la foto da mettere sui social, abbandona volontariamente qualcosa da mangiare per attirare i lupi.
Manteniamo una sana distanza tra noi e l’animale selvatico, evitiamo tutte le occasioni di incontro, evitiamo di inseguirlo con l’auto per riuscire a fotografarlo se lo scorgiamo in qualche rotonda. Se lui si abitua, ai successivi incontri starà fermo e magari succederà l’imponderabile.
E’ un cambiamento di abitudini, è acquisizione di consapevolezza e disciplina necessarie ad evitare in futuro potenziali incidenti.
Se scorriamo le cronache degli ultimi anni sono i cani randagi (in Italia sono 800.000, soprattutto presenti nel centro-sud) che hanno aggredito delle persone, sono i pit bull che hanno ucciso o menomato neonati e bambini.
I cani censiti in Italia sono 14 milioni ma noi siamo preoccupati di 4.000 lupi!
Perchè il lupo ci affascina così tanto?
Il lupo è incastrato come nessun altro nel nostro immaginario collettivo, a tutte le latitudini della terra.
I fattori concomitanti con l’uomo sono sostanzialmente tre: sono animali sociali, sono territoriali e vanno in dispersione.
Queste tre peculiarità si trovano insieme soltanto in due specie animali: Canis lupus e Homo sapiens.
Sono gli animali che ci somigliano di più, la loro società è la nostra.
I lupi sono i nostri fantasmi della notte.

2 commenti

  • Antonella

    Estremamente interessante. Grazie per questi interessanti approfondimenti che ci permettono di conoscere meglio la natura e soprattutto di rispettarla.

  • Roberto Galati

    Ho visto Luca Giunti in diverse occasioni: presentazione di libri, aggiornamenti, progetto
    Life wolfalps Piemonte, momenti divulgativi.
    Ho sempre ascoltato con passione e interesse
    i suoi interventi, sempre affascinato.
    Luca, a mio avviso,non è solo un lupologo; Luca è un amante dei lupi.

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