ALBERTO BURZIO – GIORNALISTA, SCRITTORE, GESTORE DI B&B IN VAL VARAITA
Alberto Burzio (“Barba Bertu”) ama raccontare le storie di vita. Nei suoi libri mette in evidenza, con passione ed entusiasmo, i sogni e i punti di forza della vita di persone semplici, di ogni condizione sociale.
La lettura delle pagine dei suoi testi ci conduce a ricercare gli aspetti positivi e ricchi di umanità di storie di vita intensamente vissute.
Alberto, con la stessa passione, ama accogliere e conoscere le persone che arrivano al suo B&B, realizzazione di un suo vecchio sogno.
In questo dialogo ribaltiamo i ruoli, l’intervistatore per antonomasia viene intervistato.
__________________________________________________________________________________________________________
Alberto Burzio (Barba Bertu) “imbrattafogli per passione”, è nato ad Asolo il il 28 giugno 1959. Ha lavorato alle Poste di Saluzzo per una ventina d’anni. Poi si è licenziato e si è dedicato a tempo pieno allo scrivere.
Vive a Frassino, in Val Varaita ai piedi del Monviso, dove ha avviato il “Bed&Breakfast Barba Bertu“.
E’ stato corrispondente per numerosi giornali della provincia di Cuneo.
Ha scritto una decina di libri, l’ultimo dal titolo “I giusti cambiano il mondo” è stato pubblicato nell’ottobre 2024.
___________________________________________________________________________________________________________
Alberto, come è nata la passione di “imbrattafogli” ?
Mi sono sempre piaciuti i giornali locali. Ho cominciato a scrivere in prima liceo scientifico per un giornale locale di Saluzzo.
Un’attività che ho sviluppato negli anni in parallelo al mio lavoro alle Poste di Saluzzo. Nel tempo ho cambiato più volte giornali: la gente a volte si stupisce, ma per un giornalista è normale che succeda.
Adesso sono alla fine della carriera, ho smesso di fare il corrispondente per la pagina della Val Varaita mentre scrivo ancora le storie di vita (molto seguite) per il settimanale “La Guida” di Cuneo.
Il mio ultimo libro “I giusti cambiano il mondo”, decimo libro di dialoghi e storie di vita, sta riscuotendo un grande interesse. Ho ricevuto molti attestati da persone che mi chiedono di continuare a scrivere anche perchè le mie interviste sono “piccole riserve di energia positiva”, come sottolinea Massimo Manavella (gestore del rifugio Selleries) nella prefazione del volume.
Quale orientamento o regola segui nella scrittura dei tuoi libri?
Scrivo in modo semplice, nei miei testi non c’è una sola parola difficile. Il bravo giornalista è quello che si fa capire da chi ha fatto solo la terza elementare, così come da chi non ha potuto studiare! Nel mio lavoro di giornalista ho sempre cercato di tradurre in italiano le parole inglesi, ormai molto diffuse, con l’obiettivo di evitare la creazione di stupide barriere.
Il tuo ultimo libro “I giusti cambiano il mondo”, partendo già dal titolo, ha una grande capacità di attirare il lettore nella scoperta di storie semplici ma allo stesso tempo molto coinvolgenti. Qual è stata la genesi di questo tuo lavoro? Quanto tempo c’è voluto per terminare il libro?
Io avevo un centinaio di storie pronte, ancora non pubblicate in un libro.
Tra queste ho scelto le più significative, raccolte negli ultimi tre anni. Ho privilegiato le storie di speranza da cui trarre insegnamenti.
Il titolo deriva dalla riflessione che sono le persone giuste che cambiano questo mondo, un titolo evocativo perchè sottintende il fatto che il nostro è un mondo che è davvero da cambiare. La bella foto di copertina dell’autrice Marzia Verona è molto apprezzata.

Mi riassumi brevemente un paio di storie delle trentuno presenti nel libro che ti hanno particolarmente coinvolto?
Gino Chiesa di Alba è un prete, ma non si fa chiamare ‘don’, spiegando che “io non appartengo alla casta dei preti”. Ha una lunga barba, è vero uomo di Dio che ha i poveri nel cuore. Ha scelto di lavorare in fabbrica come operaio facendo i lavori più umili e nascosti, per conoscere la vita degli operai e stare vicino a loro.
Un’altra storia toccante è quella di Gianni Anelli, classe 1964. Nel 2018 a Gianni, dopo aver perso 27 chili in un paio di mesi, viene diagnosticato il linfoma di Hodgkin con restanti tre mesi di vita. Inizia il calvario di ogni tipo di cura possibile ma gli esami confermano metastasi in ogni parte del corpo, incluse le vertebre.
Concordata con i medici la terapia del dolore e ormai su una carrozzella una mattina Gianni partecipa alla Messa nella cappella della Santa Croce di Cuneo.
Una signora in abito scuro si avvicina e regala a Gianni un rosario dicendo a sua moglie: “Faccia pregare suo marito con questo rosario e quando sarà guarito lo deve dare a un’altra persona malata”. Dopo due settimane, dopo un controllo, erano sparite tutte le metastasi dei tumori lasciando increduli i medici.
Dopo alcuni mesi gli esami sancivano che il tumore era sconfitto. Gianni (l’intervista è stata fatta nell’agosto 2024) dopo quell’esperienza unica e sovrannaturale si è riavvicinato alla Fede e si prodiga per portare solidarietà a chi soffre e ne ha bisogno.
Tante storie diverse una dall’altra, di persone di differenti condizioni sociali. Come sceglie Barba Bertu i protagonisti delle interviste? Oltre alla tua abilità narrativa, deve esserci sicuramente una grande attitudine e predisposizione per entrare in sintonia con il prossimo. Hai un approccio definito per la scelta degli interlocutori o prevale l’istinto?
Nella mia vita ho già intervistato più di 460 persone. Tantissimi dialoghi, credo che siano frutto del modo in cui mi pongo nel confronto con gli altri.
Penso di avere buona capacità di ascolto, le persone dopo pochi minuti si aprono e mi parlano senza problemi della loro vita, dei loro sogni e aspirazioni.
Mi piacciono le persone semplici, che non pretendono di fare cose straordinarie ma affrontano con dignità e grande cuore la vita quotidiana.
Persone che non hanno mai sprecato le loro esistenze.
Nessun incontro è casuale, tutti i dialoghi nascondono i veri “valori”.
Voglio in proposito riprendere la citazione che ha fatto Giuseppe Guerrini, vescovo emerito di Saluzzo: “Queste pagine ci dicono: se guardi attentamente scoprirai che sei circondato da tante belle persone” (tratto dalla prefazione del libro di Burzio: “Che meraviglia! Storie di vita intensamente vissute”).
Mi racconti un aneddoto curioso che hai vissuto grazie alle tue interviste?
Più che un aneddoto curioso ho vissuto un’esperienza emozionante, che mi ha profondamente colpito. Avevo spedito a Papa Francesco il mio libro “Uomini e donne sulle tracce di Dio”con una lettera in cui segnalavo la storia di suor Vincenza (Elisa Pesenti, classe 1929), una suora (una santa!) che ha assistito per settant’anni molti disabili della Casa della Divina Provvidenza di Dronero, 365 giorni all’anno.
Ero consapevole che c’erano poche speranze che il Papa ricevesse il mio plico quando il pomeriggio di sabato 28 dicembre 2019, erano le 17 e 20, suona il cellulare. Numero privato. Una voce dice: “Pronto, parlo con Barba Bertu? Sono papa Francesco”. Ho subito pensato ad uno scherzo.
“No, no, non è uno scherzo, sono proprio Papa Francesco’” rispose divertito il Pontefice.
Mi ringraziava spiegandomi che aveva tra le mani il libro che avevo scritto e gli avevo donato.
Io gli dissi emozionato che il mio sogno era quello che lui contattasse Suor Vincenza e lui mi rispose che l’aveva già chiamata facendola quasi svenire per l’emozione.
Nel mio piccolo avevo contribuito a renderla felice.
Una telefonata che porterò sempre nel mio cuore e per la quale ho passato tutta la notte successiva in bianco! Momenti unici, emozioni fortissime…

Vorrei ribaltare su di te un paio di domande che ricorrono più volte nel tuo ultimo libro.
In cosa crede Barba Bertu? Sei felice della scelta di vita che hai fatto?
Credo molto nella solidarietà, nella vita l’unica cosa che conta sono i gesti buoni.
Alcuni dei momenti più belli della mia vita li ho trascorsi nella Casa della Divina Provvidenza di Dronero, a contatto con le donne disabili che la Casa chiama “Perle”, a significare che sono gioielli, il bene più prezioso agli occhi di Dio.
Nella mia vita ho vissuto grandi lutti famigliari, grazie a quelle sofferenze penso di essere più attento e sensibile alle sofferenze altrui.
Tra le mie numerose interviste mi sono trovato più volte a dialogare con persone che hanno perso dei figli: il dolore più grande e più assurdo che si possa provare nella vita.
Credo fermamente che le situazioni di grande difficoltà li superi solo nel momento in cui c’è qualcuno che ti ascolta, dandoti la possibilità anche semplicemente di piangere. Io faccio sempre attenzione a chi mi passa vicino e se mi accorgo che è in difficoltà, mi fermo sempre.
Sono felice delle scelte che ho fatto, la vera ricchezza della mia vita sono le relazioni che ho saputo creare con molte persone, tra cui molte religiose e religiosi, che mi vogliono bene.
Ci sono dei luoghi che per te hanno un significato particolare e che hai magari conosciuto proprio grazie alle tue interviste?
Ce ne sono molti, uno sicuramente è la Casa della Divina Provvidenza di Dronero. Un altro luogo a me particolarmente caro è il monastero cirstercense di Pra’d Mill.
Si trova sopra Bagnolo Piemonte, immerso nella natura, un angolo di pace e di raccoglimento. Quando vai a Pra’d Mill scopri un’armonia scandita dai tempi della preghiera comunitaria e dalla solitudine.
Padre Cesare Falletti, monaco cistercense fondatore del monastero, ha scritto la prefazione del mio libro “Uomini e donne sulle tracce di Dio” e ricordo con gratitudine la sua definizione riferita a me di “talent scout dei cuori”.
Alberto, uno dei tuoi ultimi libri si intitola “Vado a vivere ad Ostana”. Me ne parli?
E’ un libro che raccoglie dodici interviste, testimonianze e storie di vita di persone accomunate dalla voglia di rinascere, di creare una comunità anche attraverso la solidarietà. La voglia di rinascita passa attraverso attività e iniziative legate alla ricettività turistica, all’agricoltura, ai mestieri tradizionali da tempo abbandonati.
Oggi ad Ostana sono tornati a vivere famiglie e singole persone, nel mio libro parlano di progetti, di sfide ma anche di una vita diversa da quella delle città da cui in parte provengono. Dai racconti emerge il fatto che chi vive in montagna conosce l’importanza del territorio e si preoccupa di conservarlo.
Un aspetto di grande interesse è anche il recupero di antiche case sul piano architettonico, avviato dall’architetto Renato Maurino.
Oggi Ostana è riconosciuta come un importante laboratorio di architettura alpina. Un paese dove è bello vivere, nel rispetto della cultura del luogo.
L’auspicio è che questo esempio si possa replicare anche in altri luoghi e paesi delle nostre montagne che nel tempo hanno subito la piaga dello spopolamento.
Nella seconda parte del libro ci sono 47 bellissime immagini del Monviso nelle quattro stagioni.

Cosa mi dici della tua attività di gestore di un Bed&Breakfast?
Siamo qui a Frassino dal 2006. Sicuramente nel tempo sono cambiate molte cose, è cambiata soprattutto la fruizione turistica del territorio.
Anni fa le famiglie prenotavano in estate almeno per una settimana già con mesi di anticipo, oggi prevale il “mordi e fuggi”, al massimo le persone si fermano per un paio di notti e quasi tutte prenotano all’ultimo momento.
Abbiamo superato periodi critici, come quello del Covid, non sempre le iniziative turistiche istituzionali hanno portato dei vantaggi e nelle nostre valli spopolate spesso c’è poca collaborazione.
Oggi comunque, rispetto a vent’anni fa, ci sono più strutture ricettive e i paesi della Valle Varaita sono più accoglienti.
Il gestore di un B&B deve lavorare, rimboccarsi le maniche senza guardare l’orologio e continuare a ospitare i turisti con mille attenzioni, raccontando la nostra cultura, le storie dei montanari e la bellezza delle nostre valli con i suoi numerosi ‘tesori’.

Qualche idea in cantiere?
Ogni giorno ricevo tante attestazioni di interesse sincero verso i miei libri, per cui sicuramente continuerò a dialogare con le persone semplici.
La prossima sarà un’intervista con un sarto ultraottantenne che vive a Casteldelfino. Credo che tutte le storie che ho raccolto (e continuerò a raccogliere) saranno lette anche in futuro, costituendo una piccola ma preziosa testimonianza di tante storie di vita vissute intensamente.

Luca Giunti - Guardiaparco, naturalista
Colle dell’Orsiera
Potrebbe anche piacerti
Colle dell’Orsiera
Febbraio 10, 2025
PAOLA FAVERO – ALPINISTA, SCRITTRICE E FORESTALE
Febbraio 28, 2025