I dialoghi di Cammino Libero

Battista Gai – Fotografo naturalista

Chi non ha desiderato immortalare in fotografia l’attimo fugace dell’incontro con un animale nel suo ambiente naturale? E’ sicuramente l’aspirazione di molti escursionisti, sempre attenti a scoprire gli animali che popolano boschi e montagne.

La testimonianza di un fotografo naturalista aiuta a comprendere il comportamento degli animali, l’arte della pazienza nel cercare di individuarli nonché l’intensità delle emozioni e delle sensazioni che vive il fotografo nel momento in cui riesce a catturare la giusta immagine della sua “preda”.

Il dialogo con Battista Gai è un’occasione per condividere le sue passioni ma anche singolari aneddoti, racconti e segreti di un uomo ricco di umanità ed esperienza.

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Classe 1937, Battista Gai detto Batti Gai è un fotografo naturalista molto conosciuto nel Pinerolese e valli contigue.
Alla passione per la fotografia abbina quella della pittura e dell’intaglio del legno. Sono molto apprezzati i suoi bastoni di legno intagliati, decorati con volti di persone e animali.
Ha all’attivo diverse mostre, ospitate in varie località. Un centinaio di sue foto sono state acquistate dall’allora Corpo Forestale dello Stato e sono esposte in mostra permanente nella caserma di formazione di Ceva.
Nel 2016 ha vinto il Primo premio al concorso fotografico ”Posti da lupi”, organizzato da National Geographic Italia, battendo più di 500 concorrenti. La foto vincitrice è esposta al MUSE di Trento.
Sue foto appaiono su numerose riviste e libri di montagna.


Batti, iniziamo l’intervista con una breve introduzione sui tuoi trascorsi lavorativi fino ad arrivare alla tua passione di fotografo naturalista

Rinunciando agli studi ho iniziato a lavorare con mio padre che faceva il fabbro, dapprima a Villafranca d’Asti e poi a Pinerolo dove ci eravamo trasferiti.

Lui, lavorando in un garage, si era inventato una macchina riempitrice per il vino. Una piccola attività che negli anni è cresciuta e questo è stato l’inizio di un’avventura che oggi si è trasformata in un’azienda leader nel mercato dell’imbottigliamento di qualità con sede a Ceresole d’Alba. Una storia di eccellenza attraverso tre generazioni con 310 dipendenti in Italia, 40 in Francia e una piccola rappresentanza negli Stati Uniti.

A 62 anni sono andato in pensione e da quel momento ho coltivato a tempo pieno le mie passioni, inizialmente la caccia e poi la fotografia, la pittura e l’intaglio del legno.  Mantengo sempre il legame affettivo con l’azienda di famiglia, gestita da mio fratello minore Carlo, dove mi reco in visita ogni settimana.

Ermellino in abito invernale

Come è avvenuta la conversione da cacciatore a fotografo naturalista?

Sono stato cacciatore per molti anni, adesso non riconosco più quella pratica. Un tempo c’erano molti fagiani, lepri, c’era a volte anche un piatto di carne da mangiare.

Adesso molte persone praticano quell’attività solo per il gusto di uccidere un animale, personalmente non mi ritrovo più con questo approccio.

Poco tempo fa un conoscente cacciatore mi ha chiesto se volevo una pernice bianca da cucinare. Io impazzisco per riuscire a fotografarla, è un volatile in via di estinzione (particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, ndr)…perché ucciderla?

Per tanti anni sono andato a caccia ma forse nel mio animo sono sempre stato un animalista.

L’amico Sergio Charrier, il poeta del Bourcet, mi aveva dedicato una breve poesia che diceva “Per via del cuore il buon Battista è cacciatore animalista”. Aveva capito chi aveva di fronte, già a quei tempi mi rifiutavo di cacciare le pernici o i galli forcelli. Cacciavo il camoscio maschio.

Un anno mi era stato assegnato dai nuovi regolamenti, che prevedevano un capo all’anno, un camoscio femmina da abbattere.

Con tutte le attenzioni avevo individuato la femmina che mi sembrava sola ma dopo averla abbattuta era uscito il piccolo che veniva a belare alla madre morta. Quella notte non chiusi occhio e decisi di smettere.

La fotografia ti da la stessa emozione di una fucilata, è una caccia anche quella…devi avvicinarti senza spaventare l’animale, attendere il momento opportuno per scattare la foto…con la soddisfazione di lasciarlo vivo senza sporcarsi le mani di sangue.

La celebre foto che ha vinto il concorso “Posti da lupi” del National Geographic – Lupo vicino al capriolo che ha predato mentre transita una volpe e un corvo

Quali sono gli accorgimenti per riuscire a scattare foto naturalistiche di riconosciuta bellezza?

Il passato di cacciatore mi ha aiutato ad affrontare la fotografia con la giusta attitudine.

E’ fondamentale essere sui luoghi frequentati dagli animali il mattino presto, spesso partendo anche alle quattro/cinque del mattino. Mattino presto o le ore prima o dopo il tramonto sono i momenti ideali, durante il giorno è difficile avvistare gli animali. Bisogna avvicinarsi senza fare rumore, sapersi muovere conoscendo le abitudini e i comportamenti degli animali da inquadrare con l’obiettivo.

Ma prima di tutto è essenziale il rispetto per l’animale: mai avvicinarsi troppo, soprattutto in presenza dei piccoli.

La macchina fotografica è altrettanto importante, un teleobiettivo all’altezza è un altro componente fondamentale per un fotografo naturalista.

In sintesi dunque…passione e la giusta attrezzatura tecnica.

Altra foto eccezionale. Un lupo colto durante il sonno in pieno giorno (zona sopra Balboutet)

Come organizzi le tue “battute” fotografiche?

Normalmente non uso appostamenti per le mie fotografie, non utilizzo capanne mimetiche. Preferisco spostarmi nell’ambito dei luoghi e zone che conosco, normalmente in media o alta montagna. Tra queste il Parco Orsiera Rocciavrè è sicuramente una delle mete preferite.

Talvolta la presenza di animali mi viene segnalata da amici (tra questi anche dei guardiaparco) e in quel caso sono sempre pronto a partire in cerca di nuovi scatti.

Hai un segreto da svelare?

Per il monopiede che utilizzo per sostenere il teleobiettivo ho realizzato una specie di testa che permette sempre all’obiettivo di essere centrato. Non esiste in commercio questo dispositivo, qualcuno mi ha anche consigliato di brevettarlo..

Questo espediente mi permette di spostare il teleobiettivo montato sul monopiede con grande velocità avendo sempre lo strumento bilanciato. Con questa facilità di manovra sono in grado di seguire gli animali nei loro spostamenti, ad esempio volatili come l’aquila, con il teleobiettivo sempre equilibrato e centrato.

Volpacchiotto fotografato alla luce dei fari

Quale è l’animale che non sei mai riuscito a fotografare?

Il gufo reale non sono mai riuscito a fotografarlo, anche perché è un rapace notturno molto raro. Se non lo si vede volare non lo si può assolutamente individuare.

Anche il lupo è un animale difficile da fotografare sebbene nel mio archivio troviamo numerose immagini di quell’animale. Nelle zone che frequento ne sono rimasti pochi…

La cicogna nera è un altro animale raro che sono riuscito a immortalare recentemente sul fiume Chisone.

Sull’Eco del Chisone sono apparsi due “Scoop”, due fotografie molto particolari. La prima è quella di un’aquila che mangiava i pulli dell’airone cenerino in un nido in Strada Serena a Pinerolo (non era mai stata documentata un’aquila a Pinerolo) e la seconda una foto di un fenicottero rosa, un volatile che frequenta acque prevalentemente salate…cosa ci faceva sul Chisone?

Bramito del cervo

Mi racconti un episodio che ti ha particolarmente colpito durante le tue uscite?

Anni fa stavo salendo con il camperino verso Fenestrelle quando mi arriva una telefonata da un conoscente che mi dice “Nella zona prima della galleria sopra Fenestrelle ho visto due lupi che stanno predando un muflone”. Giunto sul luogo mi attrezzo con binocolo e teleobiettivo e inizio a cercarli trovandomeli poco dopo davanti a poca distanza mentre si cibavano del muflone. Uno dei due sale su un muretto e inizia a guardarmi senza scappare né ringhiare (il lupo non ha paura dell’uomo ma nello stesso tempo non lo aggredisce). Ho fatto ovviamente molte foto, la più bella è esposta al rifugio Selleries.

Ho continuato a seguire i due lupi nel loro successivo spostamento e li ho fotografati poco dopo mentre si accoppiavano. Indubbiamente quel giorno sono stato molto fortunato e ho provato nello stesso tempo una grande emozione.

L’ermellino ha predato un pullo di fringuello alpino

Batti Gai continua a fotografare?

Sì, a 86 anni continuo a fotografare, non ho più il brio di un ventenne ma ho ancora voglia di camminare e coltivare la mia passione di fotografo.

Batti in azione…

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