I dialoghi di Cammino Libero

Ezio Giuliano – Filmmaker

Ezio Giuliano è un filmmaker, non per lavoro ma per passione.
Una passione travolgente che, dopo molti anni, gli ha permesso di raggiungere un equilibrio ed un’esperienza perfetti nel stare così vicino agli animali selvatici senza che loro si accorgano della sua presenza.
In questo dialogo Ezio ci racconta come vive completamente la natura, il lavoro, il tempo, la fatica e soprattutto le meravigliose emozioni celate nelle sue immagini e fotogrammi, dedicati in prevalenza al lupo.
Una preziosa testimonianza della necessità dell’uomo di riconnettersi alla natura imparando a misurarsi con i propri limiti e le proprie paure.

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Fotografo e videomaker, Ezio Giuliano da oltre quarant’anni segue e riprende la vita di tutti gli animali selvatici.
Il guardiano dei lupi e altre storie è il suo libro di esordio, scritto a quattro mani con la scrittrice Mariarosa Ventura.
Ha svolto una giornata di formazione sul lupo per i guardiaparco del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Tra i suoi lavori si segnala un documentario sulla fauna per il Parco Orsiera-Rocciavrè e la partecipazione con il regista svizzero Thomas Horat per la produzione europea del film documentario Il ritorno dei lupi, Mythen Film.
Ha contribuito con immagini e video dei lupi italiani al documentario prodotto da Bertrand Rabbe Documentaliste Capa Presse Parigi, per la National Geographic.

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Ezio, la prima domanda è forse un po’ scontata ma la ritengo doverosa. Quando ti sei scoperto filmmaker? Qual è stata la genesi di questa tua tenace passione e cosa comporta in termini di sacrifici e fatica considerando che l’oggetto delle tue riprese sono animali selvatici in alta montagna?
La genesi si può dire che è legata alla straordinaria passione che ho sempre avuto per la natura, sin da bambino.
Con i miei primi risparmi, a diciassette anni, ho comprato la mia prima macchina fotografica che utilizzavo alla ricerca di qualche animale selvatico da fotografare.
L’inizio è stato da completo autodidatta, spesso ritornavo a casa senza aver visto nulla.
Non mi sono demoralizzato, anzi la passione cresceva nel tempo di pari passo con i primi scatti anche se i costi della fotografia analogica erano proibitivi.
La vera svolta è arrivata a ventotto anni con la decisione di passare ai video con l’acquisto della mia prima videocamera Philips Explorer.
La possibilità di fare dei video di qualità era legato alla tecnologia di quei tempi e quindi alla capacità di affinare sempre più l’abilità di essere molto vicino agli animali selvatici. Con la foto cogli l’attimo ma fare un video è molto più difficile perchè l’animale non deve accorgersi della tua presenza ravvicinata mantenendo il suo comportamento naturale.
Dopo molti anni posso dire di aver raggiunto un’esperienza ed equilibrio perfetti, fino al punto di sentirmi quasi invisibile.
La passione ha sempre ampiamente superato qualsiasi sacrificio e fatica ed è sempre andata incrementandosi nel tempo.

Come organizzi i tuoi appostamenti?
Per filmare un animale bisogna innanzitutto conoscere le sue abitudini. Poi occorre frequentare i luoghi dei possibili appostamenti individuando le zone più consone sempre con la massima attenzione a non mettere a rischio la sicurezza e la tranquillità degli animali, soprattutto in presenza dei piccoli.
L’approccio è sempre graduale e va adattato al tipo di animale che vuoi filmare.
Se il lupo è con la sua cucciolata e intuisce un pericolo sposta subito il branco in altre zone, magari in posti meno sicuri.
Se io intravedo dei rischi legati al fatto che i lupi possano individuarmi sentendo il mio odore, rinuncio e abbandono l’appostamento. E’ una questione di sicurezza per loro ma anche una precauzione per avere la possibilità di ritrovarli.
Io seguo il lupo soprattutto in inverno e in estate. Nel periodo che va da fine febbraio a fine maggio non vanno disturbati, l’accoppiamento avviene tra fine febbraio e marzo poi la femmina cerca il sito per la tana e entro maggio nascono i cuccioli. Se infastiditi durante quel periodo cambierebbero zona diminuendo le probabilità di rintracciarli.
Ogni animale richiede un appostamento diverso.
Se vai a filmare un nido le precauzioni sono massime perchè un minimo sbaglio può far saltare una nidiata. Se ad esempio vuoi filmare il nido dell’aquila devi andare di notte per essere pronto al primo albeggiare.

Una delle parole che ricorre di più nel tuo libro di esordio Il guardiano dei lupi è l’attesa, lo stato d’animo di chi attende il realizzarsi di qualcosa conforme alle proprie speranze. Mi ha colpito molto in proposito la frase “L’attesa è un bisogno interiore”. Cosa intendi con quella affermazione?
Nei miei appostamenti il momento più bello per me è l’attesa.
L’attesa inizia già nel momento in cui, prima di muovermi, penso al luogo, a cosa mi aspetto di vedere.
Quando sono sul posto il momento migliore è prima di vedere l’animale, il pensiero “arriva…non arriva”. L’attesa è sempre un piacere, anche sofferto perchè alla fine c’è sempre un premio, anche se non vedi nulla dopo ore e ore di appostamento.
Nel momento in cui sei su una montagna a duemilacinquecento metri, in un luogo selvaggio, seduto da almeno dodici ore magari su uno spuntone di roccia scoscesa senza poterti muovere o cambiare posizione, ebbene lì sei solo con i tuoi pensieri. Pensi a tutto, non sempre all’animale che stai aspettando ma devi sempre essere vigile.
I pensieri scorrono veloci, è quasi come una droga.
E’ un incontro con sè stessi, una grande opportunità per conoscersi profondamente.
L’attesa può durare anche giorni ma il pensiero di quello che potrebbe essere o succedere ti sostiene.

Nel libro ci parli della riconnessione con la natura. E’ un tema che penso riguarda tutti e che può essere cercata in vari modi. Cosa significa per te “riconnettersi con la natura”?
Io nei miei appostamenti mi sento respiro ed essenza del bosco e di ogni sua creatura. Ho sempre accettato questo fatto come una cosa naturale.
Quando sono nel bosco  o nelle praterie montane annuso gli odori degli animali selvatici che mi raccontano chi sono, aspiro l’odore dell’erba marcita che mi ricorda l’imminente arrivo dell’inverno o il profumo dell’erba nuova che introduce la primavera.
In montagna non rispetto mai gli orari, mangio quando ho fame e dormo quando ho sonno: una connessione totale e primitiva con l’ambiente intorno a me. Armonia e istinto con la natura. Una sensazione unica.
Sento di vivere completamente la natura e incontrando e filmando gli animali selvatici vivo meravigliose emozioni custodendone i segreti e vegliando su di loro.

Il lupo è il protagonista indiscusso dei tuoi filmati, lo definirei quasi “un’attrazione fatale”. Ci racconti le tue sensazioni ed emozioni quando hai i lupi di fronte al tuo obiettivo?
Sono stato il primo ad avvistare il lupo quando è arrivato in Val Susa. E’ stato un incontro quasi casuale, mi è spuntato improvvisamente davanti a non più di quattro metri sotto la pioggia, mi ha guardato…si è girato ed è andato via. Un primo incontro palpitante a cui sono seguiti tantissimi appostamenti, molti di notte, per riuscire a filmarlo.
Rispetto ai cervi che mi trasmettono un senso di pace e tranquillità, con i lupi l’adrenalina sale di pari passo con l’eccitazione di averli davanti all’obiettivo della mia telecamera.
Ogni incontro con questi incredibili animali è un’immensa emozione. Ancora oggi, dopo molti contatti con i lupi, le sensazioni sono rimaste le stesse: amo tutti gli animali ma le emozioni che loro ti trasmettono sono uniche.
Il mio pensiero spesso va ai lupi che ho filmato assegnando a molti di loro un nome. Li penso correre felici lungo le praterie alpine, senza paura, senza uomini, liberi per sempre.
Sono molto attratto dalle cucciolate. Quando vedo giocare i lupi ho sempre sentimenti contrastanti. Se vedo cinque cuccioli giocare mi chiedo se almeno uno sopravviverà, purtroppo l’80% dei cuccioli non arriva a due anni.
Quando vanno in dispersione pochissimi sopravvivono, alcuni finiscono sotto le ruote di un auto, altri muoiono di fame oppure sono vittime del bracconaggio.
Quando li vedi piccoli ti chiedi chi di loro ce la farà, chi diventerà dominante, chi sottomesso…una sequela di pensieri che alimentano il fascino che questo animale ha per il sottoscritto.

Qual è la tua opinione sul tema molto dibattuto delle predazioni degli animali domestici da parte dei lupi ? I lupi sono davvero troppi o sono oggetto di una sovraesposizione mediatica?
I lupi indubbiamente ci sono, ormai anche in zone collinari al limite della pianura.
Ce ne sono di più rispetto al passato ma non perchè è aumentata la densità per chilometro quadrato. Un branco di lupi difende il territorio anche dagli altri branchi quindi sul territorio montano il numero rimarrà sempre stabile al netto di bracconaggio o altri eventi legati all’azione dell’uomo.
I nuovi lupi, nati da quelli presenti sul territorio montano, vanno in dispersione andando ad occupare i territori ancora liberi e quindi per forza si spostano verso le colline e le pianure. Poco alla volta si sono saturate anche le pianure della loro presenza, i nuovi nati dovranno fare molti chilometri per trovare luoghi dove stabilirsi.
La sovraesposizione mediatica è innegabile, per la ragione che ho menzionato prima non ci saranno mai centinaia di lupi nelle nostre valli.
Per quanto riguarda la predazione indiscutibilmente il lavoro del pastore negli ultimi anni è cambiato così come cambiano tutte le professioni.
Oggi è fondamentale l’utilizzo dei pastori maremmani che però devono essere allevati nel modo corretto. I pastori devono dedicare tempo e attenzione a ogni maremmano per i primi sei mesi di vita. In tal modo il maremmano cresce equilibrato, difende le pecore e non aggredisce gli escursionisti.
Il loro utilizzo è fondamentale, insieme ai cani di conduzione che hanno il compito di spostare e seguire il gregge, mentre i maremmani controllano il territorio. I pastori d’altro canto devono essere presenti, non possono più permettersi di lasciare il gregge incustodito per giorni.
Se all’interno di un recinto insieme al gregge c’è il maremmano il lupo non entra e non c’è predazione.
In caso contrario, se il lupo entra si scatena il suo “killing instinct”, l’istinto primordiale che spinge un predatore a uccidere tutte le prede che si trova davanti, soprattutto se non possono fuggire.

Mi racconti qualche aneddoto che hai vissuto filmando gli animali selvatici?
In così tanti anni di appostamenti gli episodi sono molti.
Parlando sempre di lupi una volta hanno predato un capriolo vicino alla mia tenda, alcune volte si sono messi a ululare vicino al mio appostamento.
Allo stesso tempo ha suscitato in me molto stupore ed emozione vedere l’aquila aprire le sue possenti ali per fare ombra al suo piccolo.
Ho avuto il privilegio di vivere le parate e le “zuffe” dei galli forcelli, vicinissime alla mia tenda a meno di un metro dalla mia persona.
Ho assistito alla lotta furibonda tra due cervi durante la stagione degli amori con la morte dello sconfitto.

Dopo oltre quarant’anni di riprese mantieni sempre lo stesso entusiasmo e la stessa voglia per continuare la tua attività di guardiano dei lupi e altri animali selvatici?
Assolutamente sì, anzi negli ultimi anni dopo il pensionamento posso dire di aver incrementato il mio impegno e il tempo che dedico alla mia passione di filmmaker.
A fine aprile partirò per il Trentino dove trascorrerò un mese per le riprese dell’orso bruno con l’obiettivo di filmare una femmina con i piccoli. Continuo ad essere molto appassionato di lupi ma da un paio d’anni seguo anche l’orso, un animale molto “tartassato” in questi ultimi tempi…forse anche più del lupo.
L’anno scorso ho dedicato un mese e mezzo all’orso, cinque settimane in Abruzzo e l’ultima settimana in Trentino per preparare la mia prossima iniziativa.
Ho scoperto che la maggior parte delle persone che ho incontrato in Trentino ha molta paura a frequentare i boschi, c’è molta ignoranza spesso ingigantita da un vero e proprio “lavaggio del cervello” mediatico legato anche ad interessi di tipo politico.
La morte del runner Andrea Papi un anno fa è sicuramente dovuta ad un evento sfortunato in cui l’orso è stato inaspettatamente spaventato e ha reagito aggredendolo. Tutti gli animali con i piccoli, se spaventati, reagiscono difendendo la prole.
Nell’assoluta maggioranza dei casi, in presenza dell’uomo, gli animali selvatici si dileguano prima che quest’ultimo possa accorgersi della loro presenza, inclusi gli orsi.
Le riprese che farò all’orso spero possano contribuire a farlo conoscere meglio e stemperare le false credenze intorno a questo bellissimo animale.

Alcuni filmati di Ezio Giuliano disponibili su YouTube:
– Faccia a faccia con i lupi: https://www.youtube.com/watch?v=LyltAzqt9a8
– Il linguaggio dei lupi: https://www.youtube.com/watch?v=ZWjYoXmNiSY
– Il bramito del cervo: https://www.youtube.com/watch?v=RmRQpd7xhF8&t=111s

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