I dialoghi di Cammino Libero

Franco Borgogno – Giornalista e divulgatore scientifico


I dialoghi di “Cammino libero” proseguono con una testimonianza di prim’ordine.
Ho avuto l’opportunità di collaborare con Franco Borgogno nell’organizzazione di una recente escursione in Val Angrogna e non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di raccogliere le sue riflessioni. Franco ha 56 anni, è giornalista da 30 anni con un’ampia esperienza multimediale (quotidiani cartacei, tv, web in testate locali, nazionali e internazionali), scrittore, comunicatore ed educatore scientifico ambientale (oltre 120 eventi pubblici e 30 mila studenti incontrati negli ultimi tre anni), guida escursionista ambientale sulle Alpi piemontesi, fotografo, viaggiatore.
E’ presidente di Ocean Literacy Italia, associazione di scienziati, docenti e professionisti dell’informazione, per la divulgazione e diffusione dell’OL in Italia.
Autore di ‘Un mare di plastica’ (2016, pubblicato in Francia a giugno 2019) e ‘Plastica, la soluzione siamo noi. Storie di donne, uomini e bambini che fanno la cosa giusta’ (2020).


Franco, la prima domanda/curiosità è legata al tuo grande interesse per l’inquinamento, in particolare quello da plastica. Quando si è originato e come si è sviluppato il tuo coinvolgimento per questo argomento?

Il momento in cui ho preso coscienza del tema “inquinamento da plastica” è stato nel 2015 durante il corso per conseguire l’abilitazione a Guida Escursionistica Ambientale.
Nelle lezioni di Ecologia si affrontò l’argomento e sin da subito mi fu chiara come giornalista la rilevanza e la serietà di un problema che a quei tempi era quasi totalmente sconosciuto, anche alla maggior parte delle persone che si occupavano di ambiente.


Ho pertanto iniziato a cercare dati, materiale, a interpellare centri di ricerca e università in giro per il mondo e ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con l’istituto di ricerca americano che si occupa esclusivamente dell’inquinamento da plastica in mare.
Una delle attività più importanti dell’istituto erano le spedizioni annuali con il contributo di volontari volte a raccogliere dati e campioni per studiare l’inquinamento da plastica nei mari.
Grazie alla collaborazione con l’European Research Institute, ONLUS che si occupa di una serie di argomenti tra cui l’ambiente, sono riuscito a prendere parte come unico italiano alla spedizione nell’agosto del 2016 attraversando il passaggio a Nord Ovest a bordo di una nave da ghiaccio.


E’ stata un’esperienza unica che mi ha permesso di raccogliere dati decisamente impressionanti, attraverso la raccolta di campioni di acqua marina, sulla presenza di microplastiche e nanoplastiche presenti nei mari che riteniamo incontaminati.
Tornato dalla spedizione ho realizzato un documentario “corto”, finalista all’International Ocean Film Festival di San Francisco, e scritto il libro “Un mare di plastica”.

La collaborazione con l’European Research Institute è proseguita con molteplici attività e progetti che si sono concentrati sull’inquinamento da plastica non solo in mare.

Ho partecipato ad altre due spedizioni in Artico, abbiamo lavorato in Mediterraneo, sul fiume Po e stiamo lavorando in montagna con il progetto “CleanAlp”.

Tutti ambiti dove non ci sono rilevanti esperienze pregresse e dove noi, collaborando con altri Istituti di Ricerca e Università, riusciamo ad ottenere ottimi risultati nello studio della presenza di microplastiche.

Le tue pubblicazioni si concentrano in particolare sull’inquinamento di micro e nanoplastiche nel mare e sul ciclo della plastica. Volgendo lo sguardo invece alla montagna, anche in virtù delle tue recenti esperienze nell’ambito del progetto CleanAlp, cosa osservi? Anche le nostre montagne sono inquinate?

A seguito della mia esperienza di otto anni a contatto con diversi ecosistemi e collaborando con molti scienziati, ho capito che l’inquinamento da plastica si diffonde ovunque, viaggia con l’acqua e si sposta con l’aria…soprattutto per quanto concerne le micro e nanoplastiche.

Diventava essenziale indagare la situazione in tutti gli ambienti e la montagna è stato un naturale punto di arrivo anche considerando la mia assidua frequentazione di quest’ultima come guida naturalistica.

Al di là del contesto dei ghiacciai, mi sono concentrato sullo studio di microplastiche presenti in montagna a seguito delle nevicate invernali. E’ assodato che questo problema esiste nei centri urbani a seguito delle piogge, è interessante capire cosa succede in montagna.

Un primo intervento lo abbiamo fatto a settembre 2019 in alta quota con 4 prelievi puntuali eseguiti in collaborazione con l’ecorunner Roberto Cavallo durante il “Tor des Geants”. A seguito del ritrovamento di microplastiche in quei prelievi si è pensato di estendere lo studio a tutte le Alpi Occidentali con prelievi eseguiti durante lo scorso inverno. Le analisi fatte in collaborazione con il Politecnico di Torino in 5 aree per complessivi 20 campioni hanno confermato il ritrovamento di microplastiche in tutte le aree. Questo conferma che frammenti di microplastiche sono presenti anche sulle nostre Alpi, trasportati dal vento, precipitati a terra con la neve o la pioggia e in parte rilasciati da coloro che camminano e frequentano le montagne. Le quantità di frammenti sono paragonabili a quelle che si trovano molto più a valle.

Il nostro ruolo pioneristico vuole documentare e dimostrare la presenza di rifiuti di plastica, anche grandi, anche in luoghi poco frequentati.

Il progetto CleanAlp ha questa importante finalità. In almeno 40 escursioni su tutto l’arco Nord-Occidentale alpino (Piemonte e Valle d’Aosta) verranno raccolti e censiti i rifiuti di plastica presenti su percorsi alpini e sentieri più o meno frequentati.

L’obiettivo finale è avere un quadro chiaro su tutto quanto si trova disperso in natura in montagna. Ciò è molto utile per integrare l’elenco degli oggetti vietati dalla direttiva europea sulle plastiche monouso, principalmente basato su quanto disperso sulle spiagge, ma anche per fare prevenzione lavorando sia con le comunità locali ma anche con le aziende al fine di ridurre il più possibile l’utilizzo di plastica nel confezionamento dei prodotti che gli escursionisti portano con sè in montagna.

Quando si cammina su un sentiero di montagna è lecito aspettarsi una certa attenzione a non disperdere rifiuti nell’ambiente. Cosa possiamo fare noi come cittadini nel nostro quotidiano per ridurre l’inquinamento da plastica?

Noi possiamo fare moltissimo, ogni scelta che facciamo determina il consumo di un materiale rispetto ad un altro. Certamente qualcuno può pensare “io da solo non risolvo nulla…”,  in realtà il gesto di un singolo si somma a quello di moltissimi altri e questo insieme contribuisce a influenzare e determinare i passaggi decisivi in termini di leggi e politiche industriali.

Se la sensibilità delle persone rispetto al problema dell’inquinamento aumenta ciò innesca un meccanismo virtuoso, basti pensare alle scelte di molte aziende che si riflettono nella promozione dei prodotti sempre più basata sui concetti di plastica riciclata, confezioni non in plastica o compostabili etc.. Ciò significa che anche tali scelte del mondo produttivo diventano economicamente sostenibili o addirittura vantaggiose e questo deriva sicuramente dai comportamenti singoli di ognuno di noi.

Le nostre scelte come cittadini sono molto semplici, è sufficiente iniziare a privilegiare prodotti sugli scaffali che hanno meno confezioni (o non le hanno…), se posso scegliere un capo di abbigliamento in cotone, lana o lino e non in fibre sintetiche do il mio piccolo contributo alla causa.

Come escursionista riempio la borraccia ed evito la bottiglietta in plastica. Come cittadino inizio a pensare a tutte le singole scelte che faccio all’inizio della mia giornata e cosa avrei potuto fare per rendere almeno una parte di queste sostenibili.

La somma di tutti i comportamenti/scelte di noi cittadini spingono i legislatori e il mondo economico verso la direzione giusta.
Ultimo ma non meno importante, differenziare non risolve il problema ma non differenziare lo aggrava pesantemente!

Qual e’ il tuo parere sul cambiamento climatico e il suo impatto sulle regioni di montagna?

Il cambiamento climatico è l’altro tema di cui mi sto occupando, strettamente legato all’inquinamento da plastica.

Il cambiamento climatico impatta pesantemente sulle Alpi e in particolare sulle Alpi Occidentali, l’area che si sta scaldando più velocemente. Dal nostro osservatorio guardiamo attentamente agli eventi estremi sulle Alpi considerando che l’aumento delle temperature potrà favorire lo spostamento delle persone nei prossimi anni/decenni sulle montagne ma nel contempo l’aumento della siccità potrebbe enfatizzare i problemi che abbiamo vissuto nei mesi scorsi con comuni montani in allerta e rifugi chiusi per mancanza di acqua.

Un altro fenomeno rilevante sono le precipitazioni violente con impatti idrogeologici molto significativi. Basti pensare agli effetti devastanti dell’alluvione del 2 ottobre 2020 che ha sconvolto la Val Tanaro e le Alpi Marittime. Ancora oggi, soprattutto in alta quota, sono evidenti i segni distruttivi di quell’alluvione.

Tali avvenimenti cambiano la morfologia del territorio che purtroppo, a titolo di esempio, non si difende solo con la pulizia dell’alveo dei torrenti.

Un rischio potenziale del cambiamento climatico è l’estinzione di alcune specie animali che vivono in alta montagna. Un segnale di allarme che indica una possibile variazione dell’equilibrio dell’ambiente, degli ecosistemi, un equilibrio che permette anche all’uomo di vivere in una condizione di sostanziale benessere messo a rischio dagli eventi estremi menzionati prima. Osservare cosa sta capitando sulle Alpi è fondamentale per capire cosa capiterà a valle e come dobbiamo cercare di adattarci.
 
Quali sono i tuoi progetti futuri?

Fino a luglio 2023 sarò occupato con il progetto CleanAlp con il completamento della raccolta di campioni. L’idea sarebbe quella di ampliare il progetto a tutte le Alpi italiane  e magari anche all’Appennino.

Abbiamo poi progetti che si sviluppano ancora in mare e più in generale progetti rivolti alla divulgazione e sviluppo della capacità di adattamento al cambiamento climatico.

L’idea è quella di cercare di continuare ad impegnarsi su queste tematiche, sulla promozione della sostenibilità e sulla comprensione che la sostenibilità ci conviene. L’alternativa significa affrontare in un futuro non troppo lontano problemi molto più grandi rispetto a quelli che dobbiamo gestire adesso per ritrovare un equilibrio.

Ringrazio Franco Borgogno per la sua disponibilità e soprattutto per l’importante testimonianza utile a farci riflettere su temi così importanti, sia nelle vesti di escursionisti ma anche di semplici cittadini.


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