Guardiaparco
I dialoghi di Cammino Libero

Domenico Rosselli – Guardiaparco

Per il primo dialogo di Cammino libero ho scelto volutamente di intervistare un guardiaparco, la figura professionale simbolo delle aree naturali protette.

Il guardiaparco è una figura di riferimento per la popolazione locale, totalmente inserita nella realtà dell’area naturale protetta, consapevole delle problematiche inerenti il territorio e del valore dei beni ambientali da tutelare. Insomma…un interlocutore privilegiato per una guida escursionistica ma credo anche per tutti coloro che amano e frequentano la Natura.

Domenico ha 63 anni, ha frequentato il liceo classico a Pinerolo cullando da sempre l’idea di fare un lavoro all’aria aperta, idealmente il guardiaparco, obiettivo raggiunto dopo aver superato il concorso per guardiaparco nel 1985 per il parco della Val Troncea.

Un curriculum di 37 anni di esperienza nel parco della Val Troncea, negli ultimi anni ha avuto anche in reggenza il parco Naturale dell’Orsiera Rocciavrè e poi è diventato Responsabile dell’intera area di Vigilanza dei parchi delle Alpi Cozie.

Ha avuto sempre la passione per gli aspetti naturalistici, l’ornitologia in particolare, frequentando sin da ragazzo i sentieri e le pareti delle nostre montagne…anche all’insaputa dei genitori.

Quali sono i compiti principali del guardiaparco? Quali i pregi e le difficoltà della professione?

La professione richiede una gestione bilanciata tra attività all’aperto e lavori di ufficio. Ai ruoli con maggiori responsabilità corrispondono carichi burocratico-amministrativi maggiori che, in linea di massima, sono comunque aumentati nel corso degli anni a scapito del tempo da dedicare all’attività sul campo.

Nei miei primi anni di lavoro la principale preoccupazione era quella di “tirare bene le pelli” sotto gli sci o di non dimenticare il binocolo, oggi quando esci e fai un censimento non basta più compilare la scheda ma occorre elaborare i dati, curare report, ecc.

Negli anni si è anche alzato il livello di formazione dei guardiaparco con l’aumento del numero di colleghi laureati in materie scientifiche e non solo.

Oggi il Parco gestisce uno sportello forestale, si occupa di monitoraggi pastorali e di studi di tipo faunistico. La professione di guardiaparco ha subito una notevole evoluzione nel tempo che, come risvolto della medaglia, sottrae però anche molto tempo all’attività all’aperto. A questo si aggiunge una riduzione del numero di risorse che ha impoverito l’attività di presidio del territorio.

Altra attività importante in carico al personale delle aree protette è la gestione dei siti di “Natura 2000” (rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione Europea, istituita per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario), un incarico che richiede anche l’espletamento di procedure autorizzative per tutte le varie attività svolte su questi territori.

Le mansioni di campo prevedono uscite in tutti i periodi dell’anno con attività di censimento e monitoraggio faunistico, in questo periodo invernale focalizzato sul lupo e sul cinghiale, con l’utilizzo di fototrappole ovvero tecniche video-fotografiche utilizzate per documentare animali molto elusivi o per altri studi di tipo faunistico (crescita e decrescita della popolazione, occupazione dell’habitat, ecc.).

A ciò si aggiungono le attività di controllo del territorio con funzioni di vigilanza e polizia giudiziaria.

In sintesi, molti compiti variegati che richiedono a volte anche determinate specializzazioni.

E’ un lavoro su cui si tende a fare molta “poesia” perchè prevale ancora la narrazione del guardiaparco che vive solitario nel casotto in alta montagna per giorni e giorni quando in realtà oggi i tempi sono cambiati ma, per fortuna, saltuariamente c’è ancora l’opportunità di trascorrere periodi in tenda o in bivacco, come in occasione dei censimenti primaverili dei galliformi.

Il Parco della Val Troncea è probabilmente l’area protetta nelle nostre valli più accessibile per i turisti. Come si è evoluta nel tempo? Come la vedi trasformarsi anche in relazione ai cambiamenti climatici?

Le nostre zone, Val Troncea e Alta Val Susa, sono probabilmente le più ricche dal punto di vista faunistico dell’intero arco alpino, e questo è un elemento molto importante e una ricchezza da preservare e difendere.

La fauna si può considerare quindi, in senso lato, in buona salute.

Detto ciò, ovviamente i cambiamenti climatici sono una criticità, ancora più evidente in montagna. Ciò è testimoniato dai rilievi eseguiti dalla nostra stazione meteo nivometrica che ha confermato un aumento significativo delle temperature negli ultimi anni. A questo si aggiunge il presente periodo prolungato di siccità che avrà ripercussioni che valuteremo nella prossima imminente primavera.

In merito ai cambiamenti climatici abbiamo degli studi in corso in collaborazione con l’Università di Torino. In particolare ho seguito due dottorati di ricerca sulle specie passeriformi migratori a lungo raggio che nidificano a terra. I cambiamenti climatici determinano una riduzione delle aree delle praterie alpine con un aumento della “tree line” ovvero il limite massimo di crescita della vegetazione arborea. Ciò ha un impatto significativo anche sullo sviluppo delle specie botaniche.

Sono fenomeni complessi che bisogna monitorare e i cambiamenti li osserviamo di anno in anno, non occorre aspettare vent’anni…oggi osservi specie botaniche a quote nettamente superiori rispetto anche solo a qualche anno fa.

Su quali specie di animali incide e inciderà di più il cambiamento del clima?

Ci sono alcune specie, ad esempio la pernice bianca, che subiscono e subiranno sempre più un grande impatto…senza neve in quota la pernice è destinata a un declino costante.

Anche lo stambecco, molto più del camoscio, è probabilmente destinato a subire gli effetti di questi cambiamenti. I camosci ormai li troviamo anche a quote collinari, soprattutto nelle zone abbandonate dall’uomo, anche a quote al di sotto dei 1.000 metri, mentre lo stambecco è una specie tipicamente alpina, sicuramente più soggetta agli effetti negativi dell’aumento delle temperature.

Una stagione secca come quella attuale determina anche l’aumento di malattie quali ad esempio la cheratocongiuntivite che colpisce gli ungulati (stambecchi e camosci) portandoli alla cecità.

Il turismo in montagna sta cambiando? Quali aspetti in proposito state osservando negli ultimi tempi?

Indubbiamente possiamo affermare che i flussi di turisti che frequentano la montagna sono aumentati progressivamente nel tempo.

Purtroppo spesso prevale l’idea di una fruizione della montagna stile “luna park”, un luogo espressamente adibito al divertimento di chi vive in città e saltuariamente frequenta gli ambienti montani.

In tal senso occorre lavorare molto sulla percezione e approccio dei turisti, spesso non così consapevoli che la frequentazione della natura deve essere improntata al rispetto e alla conoscenza di un ambiente che va conservato.

A titolo di esempio, negli ultimi anni le biciclette a pedalata assistita hanno determinato un incremento significativo della frequentazione del parco con modalità che spesso creano problematiche sulla sicurezza sia dei bikers (spesso impreparati a condurre i mezzi) che degli escursionisti che giocoforza devono condividere la strada sterrata che attraversa il parco della Val Troncea.

Il ruolo delle guide, sia accompagnatori cicloturistici che guide escursionistiche ambientali, è fondamentale nel prevenire i problemi e soprattutto aumentare il grado di consapevolezza e cultura dei turisti nell’affrontare nelle giuste modalità la montagna e i parchi.

A livello più generale altri due problemi importanti sono rappresentati dall’incremento esponenziale dello sci alpinismo, aumentato ancora negli inverni del Covid, che determina un impatto sulla quiete e sicurezza degli animali e la pratica dell’eliski, nella nostra Regione ampiamente consentita, mentre è vietata ovunque in altri paesi come Francia e Germania perché considerata troppo impattante e dove l’uso dell’elicottero in montagna è limitato alle esigenze di soccorso o trasporto materiali.

L’ambiente naturale dovrebbe essere tutelato con più attenzione, partendo dagli amministratori e politici, a volte poco sensibili ai valori paesaggistici, culturali e storici dei nostri parchi e delle nostre valli. Si preferisce spesso privilegiare il cosidetto “turismo di rapina” che lascia dietro di sè scarsa consapevolezza della ricchezza e valori dei nostri ambienti naturali e paesaggistici.

Val Troncea

Mi racconti un aneddoto che ha segnato la tua attività di guardiaparco?

Ricordo all’inizio della mia carriera, erano gli anni 87-88, il parco della Val Troncea aveva reintrodotto gli stambecchi prendendoli dal parco del Gran Paradiso.

La fonte di ispirazione di tale operazione era stata la presenza nel parco di uno stambecco anziano, unico sopravvissuto a una precedente reintroduzione degli anni 70…tutti gli altri esemplari erano stati oggetto di bracconaggio negli anni precedenti l’istituzione del parco.

Lo stambecco anziano era diventato un mito, un esemplare che soprattutto noi guardiaparco più giovani aspiravamo a vedere.

Durante un sopralluogo in zona Lendiniera con il collega più anziano ed esperto durante il periodo estivo, notai sopra a un ampio tratto pascolivo una cengia rocciosa con una specie di corridoio di larici sottostante dove il collega mi aveva da subito sconsigliato di passare per evitare rischi inutili.

Mi recai da solo qualche giorno dopo nello stesso punto e incurante dei suggerimenti dopo un po’ mi trovai “appeso” sotto la cengia in posizione non agevole. In quel momento sentii proprio sopra di me un rumore a pochissima distanza, era lo stambecco anziano che seduto mi osservava con i suoi occhioni e le sue bellissime corna. Per la sorpresa rischiai di cadere giù…fu un incontro ravvicinato e molto emozionante.

Lo stambecco anziano, che avvistai più volte in tempi successivi, fu l’esemplare che garantì la riproduzione di parte della specie nel parco.

Oggi si contano su questo territorio circa trecento esemplari frutto di quella reintroduzione, stima di massima che può variare a seguito degli spostamenti di stambecchi provenienti dalla zona del Monviso o dalla Francia.

Ringrazio Domenico di questa interessante chiacchierata, sperando abbia dato spunti di interesse a tutti i lettori escursionisti.

Con la speranza di poterci incontrare di nuovo sui sentieri del bellissimo parco della Val Troncea!


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